Arriva il Carnevale ed il “Martedì grasso“… e di conseguenza non solo carri, sfilate, scherzi e maschere, ma tanti dolci tipici sono consumati dagli italiani che riscoprono in questa settimana tante tradizioni locali, casalinghe e qualche ricetta antica.
Anche se il dolce tradizione per eccellenza di queste giornate sono le famose chiacchiere è semplicemente impossibile non lasciarsi tentare da questi deliziosi e fragranti dolci, ancora più buoni se inzuppati in un bel sanguinaccio fatto in casa!

Anche se non in tutte le regioni d’Italia sono conosciute con lo stesso nome, in Liguria e Piemonte si chiamano “Bugie” (e sono in genere più piccole e a forma di rombo), mentre nelle Marche il nome giusto sarà “Sfrappe“, che a Bologna diventa “sfrappole“, mentre a Roma nei locali meglio chiedere delle “frappe“; “Chiacchiere” invece è il nome giusto se vi trovate in Campania, Calabria, Sicilia, Umbria ed in alcune parti dell’Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata ed anche nel basso Lazio e a Milano; in Trentino i dolci di Carnevale sono chiamati “Crostoli” o “Grostoi“, mentre in Veneto si parla di “Galani” ed in Molise il nome giusto è “cunchielli“, infine in Romagna il nome per le chiacchiere è “Fiocchetti“!

Carnevale-chiacchiere-nomi-tradizioni

Dove nascono le chiacchiere?

Secondo gli storici l’origine delle chiacchiere risale all’epoca romana, in quel periodo venivano fatti dei dolcetti a base di uova e farina chiamati “frictilia”, che venivano fritti nel grasso del maiale, e preparati dalle donne romane per festeggiare i Saturnali (il nostro Carnevale).
Questo dolce veniva servito alla folla che si recava in strada per festeggiare il carnevale, e poiché era semplice da preparare se ne potevano fare grande quantità in breve tempo e ad un costo basso.

Anche se molti studiosi deducono che la ricetta sia stata tramandata da Atenèo di Naucrati, un egizio di cultura greca che visse tra il II e il III secolo d.C., si presume potesse essere un bibliotecario di Alessandria, autore della sua opera più importante, i “Deipnosofisti” (“Dotti al banchetto”) è piuttosto semplice: si impasta farina di grano con succo di lattuga, si aromatizza con spezie, si tira una sfoglia sottile e si frigge.

Inoltre le chiacchiere, secondo altri studiosi, sono di origine prettamente napoletane e la storia fa risalire il loro nome alla Regina Savoia che volle chiacchierare ma ad un certo punto le venne fame e chiamò il cuoco di corte, per farsi preparare un dolce che potesse allietare lei e i suoi ospiti, egli prese spunto da quella chiacchierata e diede il nome di “chiacchiera” al dolce appena fatto.

Le varianti in Italia

Possono essere ricoperte da miele, cacao, o anche annaffiate da alchermes (liquore italiano utilizzato soprattutto per la bagna dei dolci, dal colore rosso è considerato elisir di lunga vita) o servite accompagnate da cioccolato fondente (in origine sanguinaccio perché veniva aromatizzato con il sangue fresco del maiale che gli conferiva quel retrogusto un po’ acidulo).
Ma ormai sono tante le ricette che si trovano in giro in tutta italia, ad esempio le bugie, c’è chi le fa a forma di nodini o fiocchetti o chi addirittura ripiene, come se fosse un fagottino con marmellata o cioccolato!

Nei galani veneziani e veronesi, in genere, l’uso dello zucchero semolato prevale di gran lunga su quello a velo e spesso e viene utilizzato nella preparazione anche il vino bianco o il rosolio, mentre nel resto del Veneto così come in Friuli si usa la la grappa e spesso lo strutto figura tra gli ingredienti dell’impasto.
A Bologna le sfrappole come liquore preferiscono invece quello all’anice o il rum, oltre alla frittura nello strutto tipicamente emiliana mentre nei fiocchetti riminesi, in genere non compare il liquore.
Nei cenci toscani compare il vinsanto, mentre le frappe umbre hanno una forma più attorcigliata e spesso si riconoscono dal rossissimo alchemers con il quale sono condite assieme al miele; infine le cioffe abruzzesi e molisane, sono arricchite da scorza di limone e Marsala o vino bianco.

Invece le maraviglias sarde, tra gli ingredienti, rientrano la leggendaria acquavite filu ‘e ferru e la vernaccia, con lo strutto nell’impasto e l’olio d’oliva utilizzato per la frittura. E un condimento a base di miele e scorze di limone grattugiate.

Rispetto a tanti altri dolci, le chiacchiere si mantengono per settimane se conservate in un luogo fresco e asciutto ovviamente chiuse bene in un contenitore o in un sacchetto!

Ecco la mappa completa dei dolci tipici di carnevale divisa regione per regione:

  • ABRUZZO: cicerchiata, gnocchetti grandi come ceci, fritti, guarniti con zucchero caramellato e miele e decorati con i canditi e confettini;
  • BASILICATA: chiacchiere, nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo torta da sanguinaccio, taralli al naspro, zucchero caramellato;
  • CALABRIA: pignolata, piccole sfere di pasta dolce, fritte in olio di oliva e unite tra di loro dal miele e chiacchiere;
  • CAMPANIA: struffoli, bastoncini con zucchero, miele e frutta candita, fritti e con confettini colorati, zeppole e sanguinaccio, crostata con sangue di maiale e cioccolato;
  • EMILIA ROMAGNA: sfrappole e lasagnette, tagliatelle dolci fritte bagnate con succo di arancia e cosparse di zucchero a velo;
  • FRIULI VENEZIA GIULIA: crostoli, le frittelle e le castagnole;
  • LAZIO: frappe fritte o al forno e castagnole gustose e morbide palline di pasta fritta riempite di ricotta o crema pasticciera;
  • LIGURIA: bugie nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo;
  • LOMBARDIA: tortelli, dolci fritti cosparsi di zucchero e cannella o farciti con crema o con uvetta;
  • MARCHE: scroccafusi, palline di pasta con cannella e scorza di limone prima lessate in acqua bollente e poi fritte. spolverati di zucchero e bagnati con alchermes.
  • MOLISE: scorpelle, dolcetti ricoperti di miele e Struffoli;
  • PIEMONTE: bugie, rombi o nastri fritti;
  • PUGLIA: chiacchiere e frittelle;
  • SARDEGNA: brugnolus, a base di farina, uova e purea di patate, fritti e avvolti nello zucchero e orillettas, listarelle di pasta intrecciate, fritte e ricoperte di miele;
  • SICILIA: pignolata dolce metà bianco e meta’ nero composto da pezzettini di pasta fritti e ricoperti da glassa al limone o cioccolata e ravioli fritti con crema o ricotta;
  • TOSCANA: berlingozzi, ciambelle e cenci, nastri di sfoglia fritti;
  • TRENTINO ALTO ADIGE: grostoi, nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo;
  • UMBRIA: frappe e struffoli, bastoncini con zucchero, miele, frutta candita fritti e guarniti con confettini colorati;
  • VALLE D’AOSTA: bugie, tortelli con uva sultanina ammorbidita nel rum e ricoperti di zucchero e panzerotti alla marmellata;
  • VENETO: galani, strisce quadrate o rettangolari fritte, frittelle e castagnole bocconcini fritti.
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